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rivista 49a cura di Lina Barbieri e Manuela Peserico
Psicomotricità e Riabilitazione
Pensieri e interventi di Cecilia Morosini
Parma, Junior-Spaggiari, 2012

La rigorosa formazione scientifica di Cecilia Morosini e la sua vasta esperienza clinica l’hanno portata a occuparsi di riabilitazione a tutto campo, proprio negli anni in cui la scuola riabilitativa italiana stava assumendo una struttura e una collocazione sempre più precise anche nello scenario europeo. Questo percorso di ricerca ha riguardato contenuti e metodologie riabilitative sempre in rapporto a riflessioni psicologiche, sociali ed etiche nei riguardi dei pazienti ai quali si rivolgeva. Il suo pensiero fonda le basi del trattamento riabilitativo e dell’approccio psicomotorio sulla convinzione che siano finalizzati a fornire gli strumenti funzionali utili al soggetto per sviluppare le sue potenzialità. L’originalità della sua proposta è rappresentata dall’integrazione della visione psicomotoria con la riabilitazione, visione che consente di non perdere di vista la globalità del soggetto e la necessità di rispettarne le peculiarità, i tempi e il contesto di vita. Del resto è proprio merito suo se, nel «pensiero» psicomotorio e riabilitativo, è stata introdotta la considerazione dell’uomo come essere bio-psico-sociale.
In un suo articolo del 1985, infatti, si coglie come per lei non esistesse una distinzione tra motricità e psicomotricità, in quanto ogni risposta motoria è anche psichica e il movimento è sempre un atto cognitivo e relazionale. La scelta stessa di orientarsi, a un certo punto, verso l’adulto e la terza età e di impostare a tale scopo protocolli di trattamento e apparati formativi, dimostra, oltre all’inclinazione a sperimentare, anche la sua volontà di ribadire la concezione della globalità, la convinzione teorica che la psicomotricità non riguardi unicamente l’età evolutiva, ma abbracci tutta la vicenda esistenziale dell’uomo in quanto, finché si trova nel mondo, l’uomo non cessa di essere soggetto del proprio atto motorio.
Pubblicare oggi gli scritti di Cecilia Morosini, in un momento nel quale la psicomotricità è configurata prevalentemente nel settore riabilitativo, può contribuire a dimostrare la peculiarità di questo approccio che riesce invece a pervadere anche ambiti relazionali diversi, nei quali il movimento è costitutivo dell’interazione fra le persone, a prescindere dalla loro età.
Un secondo, ma altrettanto valido, elemento di valore per il quale dobbiamo essere riconoscenti alle curatrici di questa pubblicazione, è costituito dall’indubbia utilità — ma sarebbe più corretto dire dalla necessità —, di ri-leggere, per coloro che hanno già dimestichezza con l’argomento, o leggere, per chi è ancora in formazione o alle prime armi, testi che risultano oggi superati nella prospettiva neurofisiologica, ma che tuttavia contengono una grande ricchezza e ci aiutano a costruire il «pensiero» guida della nostra pratica oltre che, evidentemente, a cogliere la testimonianza di una scuola e di un pensiero che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo della psicomotricità italiana.

di Eugenio Ghillani
Psicomotricista, Formatore, Direttivo Nazionale ANUPI

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