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Libri psicomotricitàEraldo Berti e Fabio Comunello
Corpo e mente in psicomotricità
Pensare l'azione in educazione e terapia
Trento, Erickson 2011

Il lavoro di Eraldo Berti e Fabio Comunello approfondisce questioni relative alla terapia psicomotoria — e non salo — che hanno percorso i decenni in cui in Italia si è coltivato tale approccio.
L’approfondimento della dimensione conoscitiva scientifica impegna perciò il primo capitolo di questo libro, e lo fa appoggiandosi alle considerazioni di un illustre scienziato epistemologo italiano, forse poco noto ai più, l’oncologo Giorgio Prodi. Gli autori le percorrono articolandole con considerazioni relative a materiale clinico. Da ciò emerge chiaramente come, nel procedere conoscitivo relativo a pratiche interattive, si attivino i criteri
di fondo del conoscere. Il tema che attualmente impegna gli psicomotricisti — l’elaborazione di criteri di validità ed efficacia dell’intervento psicomotorio — non può trovare migliori aperture di discorso.
Di seguito vengono illustrati gli argomenti che sono a fondamento dello specifico approccio psicomotorio.
IL RAPPORTO MENTE-CORPO
Il contenuto viene articolato mostrando come l’esperienza umana sia inequivocabilmente «pre-scindibile» e unitaria; e come, per poterne parlare, occorra oltrepassare la scissione cartesiana. Da qui il discorso si articola di necessità sul piano fenomenologico. Relativamente alla psicomotricità — ma è valido non solo per essa — l’intersoggettività, il tono e il senso del tempo (gli «affetti vitali», si direbbe con O. Stern) sono chiamati in causa a mostrare la loro indiscutibile o-dualità. Inoltre è evidenziata come la stessa possibilità di formulare concetti, cioè l’accesso al pensiero astratto, emerga dall’esperienza corporea: è la constatazione della «centralità dell’esperienza del corpo nella categorizzazione del mondo».
L’INTERSOGGETTIVITÀ
Contrariamente a una psicologia o a una concezione umana che vede l’incontro con l’altra come l’uscita da un Sé già dato, la tesi qui seguita è che l’intersoggettività è il terreno di emergenza della stessa soggettività. Ciò è dimostrato appoggiandosi agli studi sulla relazione precoce e alle conferme fornite dal funzionamento predittivo dell’apparato motorio come della mente. La capacità predittivo, motoria e percettiva — necessità innata di sopravvivenza — è la base fertile per ogni processo di sintonizzazione di gesti, emozioni e azioni. Viene allora naturale mostrare come, attraverso le peculiarità psicomotorie relative alla modulazione del tono, del tempo, alla plasmabilità dello spazio vissuto e degli oggetti, la psicomotricità attivi proprio un percorso che fa emergere la soggettività dall’interazione.
L’AZIONE
La terapia psicomotoria è una terapia dell’azione. Il ragionamento attinge inizialmente alla biblioteca delle scienze umane, che parlano di azione affidandosi a ispirazioni di stampo semiotico o psicologico. Viene recuperato in seguito il riferimento fenomenologico quando sono affrontati i modi dell’azione, il «come», l’how, per dirla con O. Stern, in cui l’approccio psicomotorio può dire ampiamente la sua. Così è anche per il discorso sull’ineliminabile interattività dell’azione, dal momento che per inserirvisi occorre lanciare un’opzione sulla soggettività dell’altro: la mia stessa intenzione richiede il presupposto dell’intenzionalità nell’altro. Particolarmente originale è la parte sulla «riduzione» del simbolo all’azione: l’azione è simbolica, a differenza del «fare». L’interazione non può sfuggire alla simbolizzazione in quanto il coinvolgimento nell’azione mette in atto, e ciò è particolarmente evidente nel contesto della terapia psicomotoria, i modi dell’azione e le categorie psicomotorie. L’azione infatti ha, nelle sue modulazioni e alterazioni temporali, nella sua portata anticipativa e pluridirezionale, Io necessità di cogliere
e dare senso. L’illustrazione della portata simbolica dell’azione nella sua capacità di «spezzare-scambiare-ricomporre», come condizione di «contratto-alleanza» e di evoluzione interafliva, è particolarmente efficace e interessante, essendo anche corredata dichiari riferimenti cIinici esplicativi.
L’OSSERVAZIONE
Vengono illustrati criteri, tipi e strumenti dell’osservare, come sono attualmente intesi. Si afferma che oggetto dell’osservazione è l’interazione e i modi in cui essa si esplica, essendo ormai chiaro che con ciò si intende fare affidamento alle categorie psicomotorie.
Nell’approfondimento dei rilievi osservativi condotti «in differita», cioè su videoregistrazioni, sono indicati alcuni passaggi necessari: occorre procedere a una prima descrizione in linguaggio neutrale, basic, di facile condivisibilità, per poi passare a una descrizione condivisa sui modi dell’azione e, infine, tentare di costruire ipotesi di senso. Questo argomento si collega di necessità ai principi di scientificità e obiettività, affrontati nel primo capitolo: l’osservazione, infatti, richiede criteri di metodo per la sua condivisione, ma deve completarsi in un suo momento differito e collettivo.
LA NARRAZIONE
Considerati gli apporti che confermano la centralità del processo narrativo nella costruzione del Sé, viene illustrato come lo psicomotricista ricostruisce o agevola la composizione di azioni o frammenti di azioni in una narrazione; così facendo introduce il soggetto nel suo tempo e in un suo mondo. La funzione terapeutica consiste perciò nel dare forma e memoria al disordine, alla confusione o all’ambiguità. Gli esempi cIinici mostrano questo processo che è certamente un aspetto del fattore terapeutico.
LA TERAPIA PSICOMOTORIA
Questo lavoro conferma che vi è un approccio italiano a questo pratica, di cui un giorno si dovrà dare conto. Ma ci si potrebbe anche chiedere se le argomentazioni proposte non siano valide per la Totalità dell’approccio psicomotorio, quando non si intenda ridurlo a intenti quantitativo-valutativi o ai soli miglioramenti di performances definite. Queste sono finalità importanti, ma anche i loro obiettivi e le loro procedure devono essere compresi in un ambito che dia loro un senso non estraneo all’esperienza e alla coscienza corporea di chi — mai da solo — ne è coinvolto in prima persona.
Il testo, di notevole spessore e impegno teorico e fondativo, mostra anche come, nell’attuale elaborazione delle scienze umane, emergono sempre più consensi impliciti e conferme sulla validità dell’approccio psicomotorio. Chi ha interesse a cogliere il ben disposto e argomentato impianto e le ragioni della terapia psicomotoria trova in questo testo quanto cerca: ogni punto trattato può suggerire approfondimenti e irrobustire la consapevolezza e le ragioni del lavoro terapeutico.

di Giovanni Chiavazza
Psicologo, Responsabile Ser. Amb. per l’Età Evolutiva, Centro Riabilitazione Ferrero, Alba-CN

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