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Recensione Rivista 52Luca Bosco e Lino G. Grandi
La tecnica del villaggio nella psicoterapia infantile
Francavilla al Mare (CH), Edizioni Psiconline, 2014

Casette, alberi, animali, qualche automobilina e un po’ di persone. Materiali semplici con i quali probabilmente a tutti i bambini è capitato di giocare. Il Villaggio è uno strumento molto semplice, che ha a che fare con ciò che un bambino utilizza spontaneamente. Intorno alla metà del secolo scorso, Henri Arthus utilizzò questi oggetti per creare un tesì che consentisse di rilevare le caratteristiche psicologiche di bambini e adulti. Il test arrivò in Italia nel 1968, come traduzione dell’originale francese del 1949, e negli anni Settanta l’istituto di Psicologia Individuale «A. Adier» di Torino, attraverso l’insegnamento di Liliana Zani Minoja, sviluppò la possibilità di utilizzare il Villaggio all’interno delle psicoterapie, oltre che nelle situazioni psicodiagnostiche.
I vantaggi del Villaggio sono l’immediata utilizzabilità e la percezione di un compito gradevole e affascinante in cui ognuno può manifestare il proprio modo di stare al mondo, la visione di sé, delle relazioni familiari e della realtà, le aspettative, i desideri e i timori, in una prospettiva narrativa e creativa consona alle diverse età della vita.
Il Villaggio fornisce al clinico un’utile mappa del mondo interno del bambino e del ragazzo, utilizzabile per muoversi nei percorsi psicodiagnostici. Inoltre esso può essere applicato anche come strumento di valutazione del percorso psicoterapeutico e come scenario mediatore nella psicoterapia. Questo tipo di strumento trova una sua proficua applicazione all’interno dei percorsi di psicomotricità come materiale di rappresentazione, insieme al disegno, al modellamento e alle costruzioni di legno, per accedere a un maggiore livello di espressione simbolica. Interessante, infine, è l’utilizzo del Villaggio all’interno di piccoli gruppi di bambini per promuovere l’identità del gruppo stesso.
Con la consegna di costruire un Villaggio sul tavolo, viene offerfo al soggetto uno spazio vuoto che egli può abitare, proiettando l’immagine del corpo alla quale è pervenuto a uno stadio preverbale dello sviluppo. Le dimensioni alto/basso e destra/sinistra sono sollecitate in base alla percezione che il soggetto ha del proprio corpo dotato di verticalità e lateralità. L’unità psicosomatica del soggetto è basata sull’integrazione delle esperienze corporee e relazionali con la madre («madre-ambiente»), inscritte a poco a poco nel tempo e nello spazio.
Attraverso il Villaggio è possibile non solo rilevare degli indicatori della proiezione dell’lo-Pelle e dell’immagine inconscia del corpo del soggetto, ma anche evocare la capacità del bambino di giocare da solo, in presenza della madre (Winnicott). Il terapeuta si astiene dall’intervenire, ma avendo «pensato» l’attività per il bambino, e avendogli fornito uno spazio, gli consente a sua volta di «pensarsi», lo contiene, gli dà diritto di esistere e di esprimersi.
Il libro di Luca Bosco e Lino G. Grandi raccoglie le esperienze effettuate dal gruppo che si occupa dell’area evolutiva dell’istituto di Psicologia Individuale «A. Adler», sistematizzando i fondamenti teorici e metodologici sviluppati in anni di pratica clinica mediante l’uso del Villaggio con bambini e adolescenti. Il libro è completato e arricchito da un’ampia esposizione di casi clinici. Ne risulta un manuale articolato e completo, essenziale per muoversi nella complessità del lavoro clinico con i bambini e gli adolescenti e per imparare a padroneggiare questo valido strumento.

di Anna Maria astianini
(Psicologa, psicoterapeuta, analista didatta SIPI)

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