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Recensione 35Luisa Formenti
Psicomotricità a scuola
promozione del benessere personale e relazionale

Trento, Erìckson, 2009

A distanza di tre anni dalla pubblicazione e dal successo editoriale di Psicomotricità. Educazione e prevenzione, prodotto del lavoro del Gruppo Nazionale ANUPI per la Progettazione e la Ricerca in ambito Socio- Educativo, sono lieto di presentare il nuovo lavoro della collega Luisa Formenti, che, collocandosi su una linea di naturale continuità con il testo precedentemente citato, motiva il patrocinio che l’ANUPI ha concesso all’autrice, nello convinzione che questo libro sia un’altra tappa nell’affermazione culturale, scientifica e professionale della psicomotricità italiana nel contesto socio-educativo.
Psicomotricità a scuola è in primo luogo un racconto, che manifesta la passione e l’amore che l’autrice nutre da molto tempo per uno dei campi di azione più interessanti dell’intervento psicomotorio: la dimensione preventiva e educativa nella prima infanzia.
Un libro, che in questo caso diventa paradigmatico, di come si costruiscono e si realizzano nel tempo quelle che in certe occasioni vengono definite «buone prassi».
Le pagine raccontano di un’esperienza che tutt’ora caratterizza in modo pregnante l’offerta di pratica psicomotoria educativa del Comune di Bologna, realizzata in parallelo a esperienze simili proposte in altre città italiane, soprattutto a partire dallo legge 285 deI 1997, che ha permesso di inquadrare e stabilizzare in progetti a lungo termine quel prezioso bagaglio di professionalità che gli psicomotricisti italiani hanno accumulato in oltre trent’anni di lavoro nelle istituzioni.
Il testo, partendo da una definizione del contesto di intervento, procede verso una descrizione accurata delle modalità e delle procedure relative all’esperienza maturata, con l’intenzione di individuare i passaggi chiave del lavoro, in funzione di una fruizione semplice ed efficace da parte non solo del lettore esperto, ma anche di chi risulta curioso di conoscere e approfondire la proposta psicomotoria.
Trovo particolarmente rilevante, nello sforzo dell’autrice, il grosso spazio che viene concesso a una lunga riflessione sulla dimensione gruppale in pratica psicomotoria educativa.
Spesso il fatto che il singolo bambino, ma anche il singolo operatore, sperimenti il proprio percorso di crescita formativa in un contesto istituzionale e all’interno di complesse dinamiche gruppali viene dato per scontato da molti specialisti, ma mai sufficientemente chiarito e analizzato.
Il gruppo viene generalmente inteso come un fattore automatico di crescita e un valore aggiunto nella dinamica evolutiva; questo può essere vero, ma a patto che chi ne gestisce la responsabilità sia messo nelle condizioni di comprenderne alcune caratteristiche di base.
La cooperazione, la conoscenza reciproca, la capacità di gestire e risolvere conflitti non sono processi che si sviluppano sempre con le stesse modalità; frequentemente si percepisce una difficoltà di comprensione dei passaggi che stanno alla base della costituzione di un gruppo, da parte degli adulti che devono gestire queste stesse dinamiche nel contesto educativo.
Si può considerare la presenza di laboratori di psicomotricità all’interno dei nidi, delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie come uno spazio che attraverso il gioco pone l’attenzione sulla corporeità, sui ritmi di crescita dei singoli bambini, sull’identificazione precoce dei segnali di disagio psichico.
L’ambito psicomotorio può così divenire un luogo importante per i bambini: per facilitare la crescita delle singole identità, ma anche per costruire un senso di appartenenza a una comunità che costituirà futuri cittadini, persone capaci di gestire con serenità fenomeni come l’accettazione della diversità, la convivenza pacifica, il rispetto del punto di vista e dei valori dell’altro, senza cadere nella trappola delle fobie indotte da una società che tende all’omologazione e allo spegnimento della diversità come valore.
Mi auguro che questo testo possa essere uno stimolo per gli adulti che si occupano dell’infanzia, per favorire e amplificare la capacità di ascolto e di intervento in un campo ricco e affascinante come quello psicomotorio, che necessita di chiari principi metodologici, operativi ed etici.

                                                                                                            Andrea Bonifacio
                                                                                                            Presidente ANUPI, Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisfi
                                                                                                            e Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Edizioni Centro Studi Erickson

 

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