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Editoriale  della redazione

Congedo di Marina Massenz
di Marina Massenz

Un po’ di storia
Il primo numero della rivista uscì nel novembre 1997 e per sei anni Claudio Ambrosini ricoprì l’incarico di direttore responsabile. Li ricordo come gli anni più travagliati per quanto «frizzanti», sia perché si trattava di definire e impostare un’operazione editoriale nuova sia perché il confronto tra le diverse anime dell’ANUPI era vivace e non sempre facile.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e molte cose sono cambiate, sia all’interno della nostra associazione sia al di fuori di essa.
Nel febbraio 2002, a partire dal numero 14 di «Psicomotricità», assunsi io il ruolo di direttore responsabile, come si può leggere nell’Editoriale di redazione del mio predecessore: Congedo di Claudio Ambrosini… Apertura di Marina Massenz. Una rilettura utile non solo per un possibile amarcord, ma anche per fare memoria della lunga strada percorsa dalla rivista e dall’ANUPI stessa. Al momento di questo passaggio, si formò un nuovo gruppo redazionale e si definì l’orientamento verso la suddivisione interna della rivista in «Sezioni».
Dopo dodici anni lascio questo incarico per motivi personali e percepisco tutta la fatica del distacco da un’opera molto amata e da un ruolo che ho svolto con passione fino al numero di novembre 2013. Sono però fiduciosa sulla prosecuzione di questa impresa, grazie alla disponibilità di Ferruccio Cartacci, collega stimatissimo e di grande esperienza, che subentrerà nella mia posizione, e grazie alla compattezza e motivazione del gruppo redazionale, che gli fornirà certamente un valido supporto (e del quale resterò comunque a far parte).
La stima professionale e personale e l’affetto che nutro nei confronti dei diversi membri della redazione con cui collaboro da così tanti anni non sono sufficienti per ringraziare tutti e ognuno per l’enorme supporto e appoggio con cui mi hanno gratificata in questo lungo tempo di faticoso, impegnativo e stressante (ma entusiasmante!) mio impegno. Abbiamo anche condiviso la soddisfazione per l’uscita di ogni numero, che veniva portato alla riunione fresco di stampa come un nostro prodotto comune, di nuovo da soppesare, valutare, apprezzare, criticare… Molto spesso siamo stati fieri del nostro lavoro, entusiasti della compattezza di alcuni numeri monografici, stupiti di come dopo tanto sforzo per far «quadrare» il numero ci fossimo finalmente di nuovo riusciti. Non nego che a volte, anche all’ultimo momento, la buona sorte che accompagna la rivista ci ha miracolato con articoli dell’ultimo minuto, immagini impreviste, nuove pagine da utilizzare.
La redazione come gruppo di lavoro si è formata nel tempo come un’équipe davvero straordinaria: all’interno di questa non solo si svolge il dibattito sulla costruzione di ogni nuovo numero, ma si sviluppa anche un vero processo formativo reciproco, integrando saperi diversi, informazioni, conoscenze, realtà esperienziali che attingono a territori diversificati, fino a elaborare una sintesi condivisa che definisce un sistema di lavoro leale e realmente unitario. Questa maturazione, creatasi tra noi, spero sia stata trasmessa (e sia stata recepita dai lettori) anche nei contenuti degli articoli promossi dalla rivista, svolgendo un’effettiva funzione unificante anche tra le diverse matrici e anime che compongono l’ANUPI.
Per tutto questo, che rappresenta una grande esperienza professionale ma anche personale e di vita, sono molto grata a tutti i membri della redazione; ringrazio poi Ferruccio Cartacci per avere accettato di sostituirmi in un’impresa di cui conosco bene il peso e la responsabilità, ma anche la soddisfazione.

I cambiamenti di questi anni
In questo non breve lasso di tempo, sono avvenute molte trasformazioni nell’ambito della psicomotricità.
Ne segnalo solo due, a mio parere le più salienti. Muovendosi sulle linee guida che l’associazione aveva stabilito in una lontana assemblea, nell’intenzione di ottenere il riconoscimento istituzionale della nostra professione, e grazie a un concorso di opportunità e relazioni, a partire da quelle con le università, sono decollati e ora risultano stabilizzati i Corsi di laurea per Terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. È stata così definita, in ambito sanitario, un’identità specifica a cui fare riferimento, e alla cui formazione, in modo diverso a seconda delle Regioni e dei Corsi, hanno contribuito non pochi membri degli organismi dirigenti dell’ANUPI. Il riconoscimento e l’istituzionalizzazione del nostro lavoro in ambito sanitario costituiscono, a mio avviso, un primo fondamentale traguardo, a cui hanno fatto seguito una riflessione critica e un monitoraggio a livello nazionale sul funzionamento di questi corsi di laurea (e spero che la rivista contribuirà ad approfondire e rilanciare questo tema, come previsto nella nostra programmazione), in particolare verificando e promuovendo una loro maggiore aderenza a quella specifica formazione (anche personale e corporea) che per noi costituisce un asse portante tra le competenze necessarie per svolgere adeguatamente questa professione con soggetti in età evolutiva.
La seconda trasformazione, più recente, riguarda la costituzione di Master (sempre presso sedi universitarie) per la formazione in ambito socio-educativo. A mio parere, vengono così a sanarsi un dissidio e un’incongruenza tra la formazione «storica» degli psicomotricisti e la definizione e l’istituzionalizzazione della figura in ambito sanitario. Con questo processo, infatti, viene rilanciata e riqualificata la figura dello «psicomotricista in ambito socio-educativo», che risulta a pieno titolo una figura d’aiuto e d’accompagnamento alla crescita fondamentale e insostituibile.
Del resto, anche come rivista, sosteniamo da sempre l’utilità dell’approccio psicomotorio, valido con diverse funzioni e modulazioni per tutto il ciclo di vita (gli articoli inseriti nella sezione «Spazio aperto» quasi in ogni numero documentano e illustrano esperienze di colleghi a confronto con anziani, adolescenti, situazioni di disagio mentale, ecc.).
In seguito a queste trasformazioni, anche ANUPI si è «gemellata» in ANUPI e ANUPI educazione, riconoscendo e valorizzando con questa nuova strutturazione entrambe le figure professionali. A tale proposito, ci tengo a riferire qui come la redazione abbia discusso l’argomento e sia giunta alla conclusione che la rivista resterà uno strumento comune e unitario sia per i TNPEE sia per gli Psicomotricisti. A tale riguardo sarà dunque la redazione stessa a dover modulare diversamente i contenuti di ogni numero, tenendo maggiormente presenti gli aspetti educativi e pedagogici della psicomotricità. A tal proposito sono già stati avviati contatti di collaborazione per l’elaborazione di articoli non solo con docenti dei Master di Bologna e di Bergamo, ma anche con la cattedra di Pedagogia del corpo dell’Università di Milano-Bicocca.

Lo stato di salute della rivista
«Psicomotricità» è ormai una rivista apprezzata e conosciuta da un ampio e variegato pubblico che, grazie anche al passaggio alle edizioni Erickson, non è composto solamente da professionisti del nostro settore ma interessa e riguarda anche operatori di altri ambiti: docenti, educatori, psicologi... Ben impostata, ha una precisa identità che è andata configurandosi negli anni in modo sempre più chiaro e specifico.
La promozione della formazione e dell’aggiornamento continuo degli psicomotricisti è stata sempre la mission fondamentale della rivista, attraverso articoli che fossero in ogni ambito al passo con le più recenti scoperte scientifiche e con le migliori pratiche cliniche e educative. E per me è stato sempre molto importante mantenere alto anche il livello della rivista dal punto di vista formale, grafico, dell’editing dei testi e della sua leggibilità.
Un altro aspetto a cui mi sono dedicata con convinzione è stata la visione di «Psicomotricità» non solo come una rivista professionale ma pure, per la sua collocazione precisa in un modello anche teorico che fa del bambino e della corporeità il centro di una riflessione trasversale a vari contesti, come una rivista culturale che promuovesse appunto tale visione. Proprio per il senso profondo che la visione psicomotoria può rivestire nella società e nella cultura, proponendo un modello alternativo a pratiche medicalizzanti e sostenendo una diversa visione dell’infanzia e della cura, ho ritenuto e ritengo utile che ci si occupi anche, attraverso gli editoriali, di aspetti che rimandano a una cornice che la psicomotricità può offrire in senso più generale.
Non vorrei dimenticare qui l’aspetto etico della nostra professione, da noi trattato diverse volte, ma mai così attuale e all’ordine del giorno; su questo è ancora necessario promuovere il maggior livello di chiarezza e approfondimento possibile.

Le prospettive future
Per quanto riguarda le prospettive future, la redazione ha individuato quattro temi-chiave per rinvigorire il lavoro e aprire nuove e stimolanti prospettive.
Informazione/comunicazione
È molto importante per la diffusione dei nostri contenuti e per promuovere della rivista quello che il sito ANUPI e il suo gruppo redazionale stanno già sviluppando egregiamente.
Accanto a questo, ci premerebbe rilanciare il processo di indicizzazione, volto a registrare la rivista su specifici repertori internazionali, che consentirebbe alla psicomotricità di essere maggiormente rintracciabile e ai nostri articoli di essere diffusi sui siti online di settore. A questo scopo tempo fa era stato individuato e costituito un gruppo di referee, che proporremo ora di rivitalizzare al fine di selezionare gli articoli ritenuti migliori per ogni annata e, traducendoli in inglese, di riproporsi come interlocutori rintracciabili su Internet anche attraverso i canali della diffusione scientifica.
Tale proposta dovrà essere valutata, discussa e progettata con il presidente e il direttivo e ovviamente, nel caso in cui la si reputasse opportuna, concordata con Erickson.
Nuovi collaboratori
Avremmo pensato di allargare la redazione creando un sistema di «formazione» per questo specifico lavoro con l’invito di uditori alle nostre riunioni (scelti tra persone con almeno dieci anni di esperienza professionale), per formare con il tempo nuovi redattori. Sentiamo l’esigenza di nuove forze per svolgere molti dei compiti che spesso ci proponiamo di portare a termine ma che poi, di fatto, non riusciamo a seguire. Si potrebbero inoltre affidare agli uditori dei primi incarichi, come interviste preparate insieme, inchieste e relazioni relative a convegni.
Referenti per regione
Questo è un tema che è stato già trattato in passato, ma che non siamo mai riusciti a sviluppare. Sentiamo infatti la necessità che su ogni territorio (ad esempio su base regionale) si possano individuare, segnalare e/o monitorare eventi significativi, inviando al riguardo una relazione o almeno una breve comunicazione alla rivista. Ci sembra sempre più importante — insieme alla promozione dell’attenzione nei confronti dei grandi sistemi internazionali — sviluppare una valida mappatura del territorio nazionale in termini sia di quantità di presenza che di qualità della stessa; ci interessano inoltre eventi episodici ma rilevanti per l’impatto su un determinato territorio. Dagli errori del passato abbiamo capito che è difficile individuare per ogni regione un referente che sia stabilmente in contatto con noi. Vorremmo dunque rilanciare una forma di collaborazione più snella e anche «occasionale», basandoci su un elenco di persone disponibili a questo contatto (che può essere attivato anche sulla base di qualche nostra richiesta). Saremmo quindi orientati a chiedere a ogni sede regionale ANUPI di discutere tale proposta e individuare un possibile interlocutore, inviandocene comunicazione.
Collaborazioni internazionali
Abbiamo aperto dei canali di corrispondenza e scambio con la rivista argentina «Cuerpo» della quale abbiamo pubblicato un articolo tempo fa. Nonostante la nostra sincera vocazione internazionalista, abbiamo mosso solo dei primi passi in questa direzione. Ci auguriamo che il convegno internazionale che si svolgerà a Milano nell’aprile 2014, presso l’Università di Milano- Bicocca (in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, l’Université «Pierre et Marie Curie» di Parigi e l’Università degli Studi di Pavia) dal suggestivo titolo «I gesti che curano» sia un primo momento di apertura di nuovi efficaci rapporti e scambi europei.

Ringraziamenti
Ringrazio i nostri lettori che hanno seguito la rivista nel tempo. Spero di avere contribuito a renderla interessante, leggibile, stimolante per tutti, sia per i soci ANUPI sia per i non pochi lettori che non appartengono alla nostra professione.
Ringrazio il presidente Andrea Bonifacio e tutti gli organismi direttivi dell’ANUPI per la fiducia, l’autonomia e l’appoggio che mi hanno sempre accordato.
Ringrazio Candy Curley, che ci ha sempre offerto la sua collaborazione volontaria nella traduzione degli abstract in inglese e che mi auguro continuerà a farlo.
Ringrazio le Edizioni Erickson per il loro supporto e la loro efficienza; voglio poi rivolgere un ringraziamento particolare e un affettuoso saluto a Emanuela Schiavello che con il tempo, oltre a mettere a nostra disposizione la sua grande professionalità e cura nell’elaborazione di ogni numero della rivista, è diventata quasi una psicomotricista per la passione e la competenza che ha acquisito riguardo alla nostra professione.
E la redazione? A parte tutto quanto detto prima, è fantastica!
Un caro saluto a tutti, dunque, nella convinzione che tanta strada abbiamo ancora da fare e nell’augurio che sempre più persone giovani si appassionino a questo bellissimo lavoro e lo portino avanti nel futuro.

 

 

Edizioni Centro Studi Erickson

 

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