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APPROFONDIMENTI

Valutare.... una storia
di Giuseppe Montalbano 

Se penso alla valutazione clinica di un bambino in ambito neuropsichico, cercando di individuare una coerenza teorico-pratica nella mia professione di neuropsichiatra e psicoterapeuta, immediatamente la colloco all’interno di un’istituzione in cui avvengono la diagnosi e la cura.
A partire da un ascolto inizia una storia, da cui nascerà un incontro vero e proprio: un disegno valutativo, inizialmente ricettivo-osservativo e successivamente «parlante», cioè che esplicita un processo valutativo scandito dai seguenti fattori:
– l’individuazione e l’attribuzione di valore alle diverse fonti informative (istituzioni, professionisti) afferite al Servizio;
– la messa in opera di un piano di osservazione e rilevazione della storia in atto del bambino, con l’utilizzo di indicatori clinici di malattia/salute (la visita NPI, gli eventuali esami clinico-strumentali, medico-specialistici, la consultazione clinico-riabilitativa neuropsicomotoria e/o logopedica);
– la costruzione di un profilo diagnostico collocato in una cornice storico-prognostica, cioè ricettiva di fronte a fattori causali di passata/presente sofferenza e orientata verso potenziali positivi fattori di cambiamento/guarigione, da apportare nella cura e nella vita del bambino e della famiglia;
– la comunicazione (restituzione) al bambino e alla famiglia di una storia sufficientemente assimilata, una storia, per così dire, da rileggere in capitoli e in cui, nel prosieguo correlato alla presa in carico terapeutica, entreranno in gioco nuove figure di supporto trasformativo: l’équipe curante.
Ecco pertanto incarnata nella presenza e nell’impegno dei professionisti dell’Istituzione la messa in evidenza del disegno valutativo-trasformativo. Entrando maggiormente nello specifico operativo istituzionale, mi soffermerò a riflettere soprattutto sul contributo integrativo del NPI e del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva nel processo di cura, lasciando sottintesi, ma non ritenendoli di scarso rilievo, gli altri apporti professionali dell’iter valutativo.
La sinergia interattiva del processo valutativo attuata fra NPI e psicomotricista, con la loro partecipazione tecnica ed emotiva, permette di fare il «focus» sull’intervento ritenuto più indicato per il bambino. Ne scaturisce una «buona valutazione», garantita dal necessario processo di autovalutazione e confronto dei professionisti, tenendo conto dei diversi livelli d’intervento istituzionali coinvolti nella valutazione/progetto: l’educativo, il terapeutico e il sociale. 
In un’équipe multidisciplinare assume rilievo la pluralità integrativa dei punti di vista, cioè la «valutazione delle valutazioni» versus un oggetto comune: la registrazione di una storia e la rappresentazione della stessa nella mente dell’équipe. A tale rappresentazione si arriva primariamente attraverso l’osservazione e la comprensione della storia da parte dell’osservatore

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