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INTRODUZIONERivista ANUPI 48

di Claudio Ambrosini


Intorno alla metà del primo decennio del XXI secolo disgrafie, disturbi della coordinazione motoria e disprassie irrompono sulla scena terapeutico-riabilitativa italiana, coinvolgendo differenti figure dell’area sanitaria e scolare in un ampio dibattito, che viene ripreso nel numero attuale di «Psicomotricità».
L’argomento, per gli attuali TNPEE, ex psicomotricisti, non è certo nuovo, poiché riguarda quel campo di studio, di ricerca e di attività pratica che la nosografia psicomotoria di J. de Ajuriaguerra classificava come «disturbo psicomotorio», tra cui indicava «i disordini della realizzazione motoria» e cioè le disprassie, che saranno oggetto di questa mia breve riflessione.
Isoliamo quindi le disprassie, approfondendone in particolare l’analisi e diversificandole dai disturbi della coordinazione motoria e dalle disgrafie, anche se la clinica pone in luce stretti legami tra questi disturbi, che comunque si differenziano per le loro specificità.
Le disprassie sono state, e ovviamente sono, un ambito di intervento valutativo e terapeutico centrale per quel filone della terapia psicomotoria italiana che più si è ispirata all’esperienza francese nata all’Ospedale «Henri-Rousselle» dopo la seconda guerra mondiale e che in Italia è stata avviata essenzialmente da E. Borgogno, C.R. Russo e A.M. Wille, con i loro lavori iniziati negli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso.
Altri ne sono seguiti e innumerevoli sono stati i contributi in questo ambito, provenienti dall’area terapeutico-riabilitativa psicomotoria italiana. Ciononostante, tali lavori sono stati per lungo tempo ignorati, isolati all’area specifica psicomotoria, con fugaci contatti con il mondo della neuropsicologia e della riabilitazione italiana. Oggi, a causa dell’interesse che il «disturbo motorio» solleva, tali lavori riemergono attraverso i loro autori che sono coinvolti nel dibattito attuale, ma tale interesse porta con sé un sottile rischio, quello che il movimento sia, ancora una volta, considerato come la risultante di fatti psichici più «alti» come il pensiero e il linguaggio.
In altri termini ci si «specchia» nei neuroni specchio, dimenticando spesso quelli canonici che tanta importanza hanno nella comprensione del nostro lavoro, per poi lasciare la motricità sullo sfondo e individuare altre funzioni coinvolte nelle disprassie come settori rilevanti per la loro riabilitazione.
Sul tavolo vi è la discussione non solo attorno al disturbo disprassico, ma anche attorno al rapporto tra le competenze specifiche che le differenti figure terapeutico-riabilitative hanno e il disturbo disprassico; discorso questo che dovrebbe ampliarsi evidentemente anche ai disturbi della coordinazione motoria, così come ai disturbi specifici di apprendimento dove la disgrafia, disturbo esecutivo-motorio, intreccia la sua storia con la storia stessa della psicomotricità.
Sia ben chiaro che, proprio per la complessità del sistema che si sta affrontando (non esiste la disprassia, ma occorre fare riferimento alle disprassie), è indispensabile il contributo di professionisti diversi e sicuramente i lavori di questi ultimi mesi stanno procedendo in tale direzione, ma deve essere altrettanto chiaro che occorre che ogni figura riabilitativa si occupi del suo specifico ambito di lavoro. Nelle disprassie non si tratta di riabilitare uno schema motorio, ma di porre il bambino nelle migliori condizioni per rispondere ai compiti motori che la quotidianità naturalmente sollecita.
Questo numero della rivista ospita articoli sulle disprassie coinvolgendo autori che in questi anni hanno proposto significative riflessioni, con lo scopo di definire linee guida che possano favorire la comprensione del disturbo a fini valutativi e terapeutico-riabilitativi.
Affinché questa operazione sia completa, è necessario ricordare che la rivista «Psicomotricità», poco più di un anno fa,  ha pubblicato due articoli sullo stesso tema che vanno a completare l’attuale numero, ma che, per comprensibili motivi, non è possibile ripubblicare. Per tale motivo li segnaliamo (Ideazione prassica, prassia ideomotoria e controllo esecutivo in bambini dai 2 ai 5 anni, di M.L. Ferretti, P. Rampoldi e G. Pietrosanti; Disturbi di coordinazione motoria e disturbi di apprendimento, di R. Penge e M.L. Piredda), in modo tale che il lettore possa recuperarli allo scopo di avere una visione d’insieme sull’argomento trattato.

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